domenica, 28 gennaio 2007
monkeyb
Abbastanza vicino. Parliamo d'affari. Oggi non esistono più, una volta erano tra i più gettonati, gli antenati solo testuali, li facevi con niente, erano pura immaginazione. Correva il 1990 e ne usciva la pietra angolare: Ron Gilbert sparava in orbita un intero genere di appassionati videoplayer con un'opera senza precedenti e senza eredi, ad esclusione del suo diretto seguito. La serie muore lì: il suo architetto abbandona la nave e ne perde i diritti, gli orfani capitoli successivi sono l'ombra degli originali. A chiunque ne sia rimasto fuori: "The Secret of Monkey Island", best adventure so far, and still. Da conservare sempre a portata di perenne revival.

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categoria:lucas
giovedì, 18 gennaio 2007
newspapers_02


"Pronto, emeroteca"
"Buongiorno, avete in
collezione Vita e Pensiero?"
"Sì"
"Perfetto, vengo a prendere
l'ultimo volume in prestito"
"Mi dispiace, ma è prevista
soltanto la consultazione"
"Ma io sono un'insegnante!"






postato da: bobbin alle ore 19:18 | Permalink | commenti (5)
categoria:bibliotheca
martedì, 16 gennaio 2007
donnie7b
Dov'è Donnie? Nel tunnel contorto e sfilacciato della
sua mente: vita e opere di un ragazzo qualunque e del
suo amico speciale. Destino, morte, amore, tempo,
opportunità, famiglia, istituzioni, sogni, si accomodi
chi ha voglia di trovare la falla scoperta del nostro ed
eventuali altri universi nello scafo adamantino di questa
questa cosa qui, uscita dal nulla e approdata sulla ribalta
dello scenario cinefilo mondiale alla distanza, come
un diesel, con la prepotenza e la sfrontatezza dei
predestinati, con la pazienza e la saggezza dei giusti.
E qui non c'è solo una copertura a tappeto del reale,
ma una commistione di registri e generi messa su con
una padronanza che impedisce l'isolamento a un target
preciso di pubblico, ma ne fa prodotto indirizzato
a chiunque sia privo di vincoli culturali da poterne
godere lo spirito libero, la leggerezza dell'approccio,
il puzzle perverso, il finale romantico. Una roba di una
bellezza notevole, questa è la pietra grezza senza un
perchè, c'è tanto di quel cervello e così poco hype
intorno da farne oggetto di culto inconsapevole prima
ancora di uscire nelle sale. Un film schifosamente,
meravigliosamente anni 80. Zemeckis meets Lynch,
il film d'Autore per tutti: quello che AI avrebbe potuto
essere se Spielberg  fosse stato meno soggetto alla
memoria di Kubrick. Come si dice capolavoro?
Fate, up against your will.


postato da: bobbin alle ore 21:26 | Permalink | commenti (5)
categoria:cinema
domenica, 07 gennaio 2007
eternalsunshine
Il desiderio di cancellare un passato doloroso trova
risposta in una pericolosa manipolazione cerebrale.
Una combinazione di protagonisti davvero riuscita
lascia terra bruciata intorno a sé e domina due ore
scarse di puro delirio metafisico, al servizio di un
soggetto tanto semplice e diretto: l'impossibile che
diventa possibile, con una messa in scena dal fascino
perverso. E' questo l'ultimo farneticante joint, come
direbbe Spike Lee, desunto dallo script di Kaufman,
un Autore con la "a" maiuscola che parla da sempre
la sua lingua, senza probabilmente fornirci gli
strumenti per comprenderla, ma con la costante,
affascinante trama di idee che automaticamente
sgorgano da una delle ultime menti creative partorite
dallo star system: stavolta nelle mani di Michael
Gondry, che alterna a Spike Jonze quale destinatario
privilegiato dei suoi lavori. Bello? Bellissimo.
Riuscito? Manco un po', e sarebbe sorprendente se
un flusso di coscienza così scollacciato e irrispettoso
delle logiche dello spettatore medio lo fosse, Kaufman
non ha un cervello al servizio del Cinema, si serve del
Cinema per dare voce al suo cervello. Impara l'arte
e mettila da parte: Kaufman ha preso il talento e gli
ha tolto le briglie. Che piaccia o no, questa è poesia.


postato da: bobbin alle ore 22:12 | Permalink | commenti (7)
categoria:cinema
sabato, 06 gennaio 2007
nash_3bSarebbe stato bello dieci anni fa suggerire a David Stern che nel giro di due lustri un canadese bianco sotto il metro e novanta avrebbe viaggiato in corsia di sorpasso per vincere il terzo Podoloff in fila. E neanche lui, quando lasciò il deserto dell'Arizona, avrebbe mai immaginato, proprio di ritorno a Phoenix, una ribalta tanto brillante. Discutere della legittimità di un riconoscimento simile è dialettica sterile, così come lo è cercare di trovargli la giusta collocazione tra i grandi playmaker della storia del gioco: ad oggi nella lega almeno dieci atleti possono orgogliosamente fregiarsi di poter essere considerati cestisti migliori di lui. Quel che è certo è che un premio del genere non arriva per caso, e le possibilità che Steve Nash vinca anche quest'anno sono oggettivamente alte. Ha portato una squadra di medio livello a contendersi il titolo, migliora il rendimento dei compagni, ha punti nelle mani come nessun altro riesca a smazzare un simile numero di assistenze. Non c'è premio che valga a consacrarlo più di quanto il campo abbia già fatto. Resta la stranita ammirazione per chi riesca a ritoccare percentuali già superbe a quasi trentatrè anni di età e con una squadra che ha visto il suo organico indebolirsi nelle ultime tre stagioni. Non rimane che l'anello: ed è questa, più dell'unanime consenso, la sfida che gli resta.

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categoria:sport, basket
martedì, 02 gennaio 2007
darkpath
L'incombenza del nuovo anno non deve tentare i malcapitati idealisti di trovarsi di fronte a un nuovo inizio, concetto da sempre illusoriamente foriero di intendimenti felici. Bruciate il calendario, il 31 dicembre non esiste, è una sera invernale come tante, probabilmente peggiore di molte. Se volete ubriacarvi potete farlo anche il due di gennaio. Cominciate a spogliare di fasulli ricorsi la giornata appena finita, se vi state chiedendo che cosa di nuovo sia cominciato oggi, la risposta è drasticamente niente. Non c'è di che soddisfare la vostra urgenza di mettere necessariamente un puntello sulla linea del tempo. E non c'è di che rinnovare obiettivi, che sono gli stessi di ieri, nè speranze, che sono oppio per tremebondi. La vita è la stessa, e all'alba del capodanno è solo una nottata più corta. Chiudete con le scuse e tenetela in pugno. Tant'è che di buoni propositi credo di non averne oltre, l'ultima manciata residua l'ho data in pasto a chi ne è morto avvelenato. E' stata una indicazione non troppo sottile di non disperdere risorse. Adesso di sconti non se ne fanno più. La ricreazione è finita.

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categoria:life, world