domenica, 26 agosto 2007
Fine del mondo. Inattesa, inevitabile. Imponderabile. Nessuno sapeva, nessuno vedeva. Solo una naturale e logica necessità di viverla come doveva essere, una esperienza oltre. Oltre le possibilità umane, oltre il senso di giusto e sbagliato, oltre la diffidenza, oltre la fede, l'istinto, il bene o il male. Oltre la vita stessa. Guardo fuori e non c'è più una città. Solo un ammasso di caseggiati che parevano uno soltanto. Finestre chiuse, sole. Cielo plumbeo. Non c'è più terra, acqua, erba, c'è solo l'umana coscienza di fronte a un'ultima stazione. Non c'è alcun evento da attendere, nessuna deflagrazione, nessuna guerra. Ma tutti sanno dell'imminenza di un evento che nessuno ha mai messo in dubbio pur non conoscendone i termini. Il tempo non esiste più, nessuna prospettiva, nessun progetto, nessuna aspettativa. Solo la forza inspiegabile, solo l'atavico impulso alla sopravvivenza. Esco. Nel blocco informe di casamenti fiumi di persone senza una meta. Corro verso un posto che so. Senza saperne il perché. Una struttura pronta a sparare i sogni residui al centro dell'universo. La trovo, è grande, enorme, colorata. Dentro un amico, in camice bianco. Non so perché lì dentro ci sia una consapevole salvezza. Ma quando mi si chiudono le porte alle spalle, non c'è senso di colpa per ciò che apparentemente solo io, ho il privilegio di sfruttare per farmi da parte, lontano dall'incombenza del nulla. E poi penso. Che nella fretta, nell'emergenza, nel pericolo comune forse tutti, abbiamo un personale, nascosto, segreto angolo dove trovare la propria resistenza a qualsiasi cosa sia non ingiusto, ma preventivamente deciso. La fine dei giorni arriva, il percorso è in mano di chi ci crede, di poterne fare qualcosa di unico. Ché nessuno mi aveva seguito. Perchè tutti sapevano dove trovare la propria strada.
mercoledì, 15 agosto 2007

Fine ferragosto. Spartiacque della stagione estiva e punto fermo dopo il quale il ritmo torna a pendere verso il ritorno a un'attività piena. Non saprei dire perchè ho sempre in qualche modo mal digerito le feste comandate che prevedessero una certa qual pausa forzata, strade deserte, saracinesche abbassate, immobilismo quasi dovuto. La spiegazione neanche troppo particolarmente velata è che probabilmente ho ancora molte, moltissime cose da fare. E per quanto stia cercando di maturare con gli anni un concetto di tempo molto elastico, che non contempli la necessità di rispettare determinate tappe, è plausibile che conservi una naturale urgenza di fare. Perchè sono ancora indietro col lavoro. E ho sempre meno voglia di tenere il freno a mano tirato. Perchè non ci sono date da inseguire, ma il tempo a disposizione è poco. Sempre. Per tutti. Qualunque siano gli obiettivi. Che ci siano o meno, obiettivi da perseguire. Ottimizzare le risorse potrebbe essere il primo, utile, punto di partenza. Perchè sprecare tempo è davvero un peccato.
mercoledì, 01 agosto 2007
Lavorare in biblioteca d'agosto è un'esperienza di un certo interesse: una location altrimenti popolata da torme di studenti più o meno tali, da ricercatori, da saltuari visitatori improvvisamente si svuota. E restano gli aficionados, qualche universitario deluso, i mattinieri lettori dei quotidiani, ma cambia la dimensione, magicamente l'atmosfera brulicante dei mesi freddi si trasforma in una sorta di limbo dove tutto si ferma. E quando gli utenti si riducono a un drappello rintanato nelle sale studio sul retro, resti solo nell'enorme sala di lettura di fronte al reference e guardi gli scaffali immobili. Che se nessuno ne fruisce a chi servono? "La stampa è morta", vien da chiedersi fino a che punto Egon avesse ragione, o a che preciso livello. Oggi ci è arrivata una lettera dal Bollettino Regionale, la cui collezione è una delle più vaste, in magazzino. Dal gennaio 2008 verrà pubblicato esclusivamente online. Un passo dopo l'altro, il portone verde qualcuno lo chiuderà per un'ultima volta. L'importante è non giudicarlo necessariamente un male.