
Sta montando a ritmi vertiginosi la necessità di un salutare letargo. Non è neanche più insonnia, patologia che con gli anni mi sono fatto amica, attitudine che nasconde diversi favorevoli risvolti. Qui si tratta di una oppressione, a livello di cerebro in particolare, difficilmente estinguibile se non con misure drastiche. Una semplice notte di riposo neanche la scalfisce, una simile zavorra metafisica. Perchè è evidente che non si tratta di alcunchè di normale, bensì di una presenza del tutto inidonea a ritmi regolari. Ammesso che esistano. Probabilmente in un passaggio imprecisato di un remoto passato devo aver dimenticato la sveglia accesa. E adesso me la figuro lì, in un armadio vecchio, sotto a un letto arrugginito, che ancora suona e aspetta che io la spenga. O magari manco mi sono svegliato, quel giorno. E sì che ne avevo, di cose da fare. Dormire di giorno o di notte è del tutto ininfluente su un ipotetico recupero. Non sono neanche sicuro che mi ci voglia un letto. Ma sarebbe utile un eremo. Un giardino? Impegnativo, verde, colorato, un po' confusionario. Serve qualcosa che possa conciliare un temporaneo stand by. Scarto l'idea di un impegno importante che posso aver dimenticato di assolvere, è plausibile sia caduto in prescrizione, qualunque esso fosse. Forse è una questione di tempi, maturi o meno per una pausa. Troppe domande, troppe variabili. A volte ho talmente sonno che mi viene il dubbio di non essere già addormentato. Nel qual caso, non svegliatemi. Ne ho ancora per un po'. Notte.






