venerdì, 15 agosto 2008
Quand'ero piccolo credevo in dio. Ci fu un Natale particolarmente felice e particolarmente passeggero. Quando certe idilliache parentesi cascano di rado fatichi ad abituarti e ti spaventi anche un po’, se e quando le incroci. E sorge un naturale, infausto timore che finiscano in fretta. Ma in quei momenti vagabondi mi tranquillizzavo che, in caso di prematura conclusione, ci sarebbe comunque stato un giorno in cui, al cospetto del signore, gli avrei chiesto di riservarmi, per la mia fetta di eternità, il mio Natale domestico. Oggi dio l’ho perso di vista e non credo di avere neanche più il numero. Ma nei momenti migliori mi guardo intorno cercando Pakun che mi fermi il tempo e butti la bacchetta. Non m’importa di passare dal cancello. E’ bello crescendo cambiare in meglio i propri punti di riferimento.