venerdì, 15 agosto 2008
Quand'ero piccolo credevo in dio. Ci fu un Natale particolarmente felice e particolarmente passeggero. Quando certe idilliache parentesi cascano di rado fatichi ad abituarti e ti spaventi anche un po’, se e quando le incroci. E sorge un naturale, infausto timore che finiscano in fretta. Ma in quei momenti vagabondi mi tranquillizzavo che, in caso di prematura conclusione, ci sarebbe comunque stato un giorno in cui, al cospetto del signore, gli avrei chiesto di riservarmi, per la mia fetta di eternità, il mio Natale domestico. Oggi dio l’ho perso di vista e non credo di avere neanche più il numero. Ma nei momenti migliori mi guardo intorno cercando Pakun che mi fermi il tempo e butti la bacchetta. Non m’importa di passare dal cancello. E’ bello crescendo cambiare in meglio i propri punti di riferimento.
lunedì, 31 marzo 2008
Quando Giorgia Lepore ne cantava la sigla Conan era in assoluto, tra gli anime di culto, quello più gettonato da una grossa fetta di aficionados che oggi gravitano intorno al sesto lustro di vita. Una intepretazione che vale una carriera, si dice spesso, e così lo è stato, perchè per quanto la bella signora nelle vesti glamour dell'istantanea qui a fianco abbia fatto parecchia strada, l'intro del ragazzo del futuro resta un classico difficilmente eguagliabile. Accade che tu la veda in fotografia, Giorgia Lepore, e tu faccia fatica a collocarla, a distanza di oltre vent'anni, nelle maglie del tuo immaginario, perchè assurge a entità vagamente astratta. Accade però di peggio. Accade di vederla per gli affollati corridoi di uno degli ultimi avamposti della tv disutile del terzo millennio: "Centovetrine". La vedi lì, per un attimo ridi come un bambino che incontra il suo campione al supermercato, ti fai serio, provi ad associarne la voce al vecchio inno sempreverde di cui sopra, fai fatica, smetti. La inquadri nel contesto. Pare un po' avvilente. Passi oltre. Però no, questa cosa non ci è piaciuta.