domenica, 13 maggio 2007
spiderman3

Terzo episodio della saga che per l’occasione rispolvera due supercattivi al prezzo di una pellicola: inevitabilmente il metraggio di script risente della scelta e finisce per essere forse l’unica oggettiva falla dell’intero sistema, troppo lungo per un action movie di tale frenesia, troppo breve per il volume di sostanza. Il resto è un degnissimo seguito dei primi due sontuosi capitoli, senz’altro il più spettacolare, feroce il saccheggio di effetti speciali e quattro scene almeno in apnea, più e meglio di prima. Conserva tutto l’ironico e il grottesco della serie, Tobey Maguire in forma eccellente, Kirsten Dunst quasi troppo brava per il compitino che un film di questo tipo le cuce stretto addosso: c’è da augurarsi che non si fermi alla dimensione da blockbuster, il talento è tutto lì da vedere. Spidey contro sé stesso principale motivo di interesse: si poteva fare forse qualcosa di meglio a livello di profondità di contenuto, ma il ragno in nero riesce a incidere. L’amalgama funziona, nonostante la mole, e tutta l’intera sequenza finale è di assoluto, genuino spettacolo. Qualcosa che manchi? Niente. Consueto paio di cameo per gli appassionati. Il numero due resta sul gradino più alto, ma c’è molto di che divertirsi.

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categoria:cinema
mercoledì, 25 aprile 2007
luchetti

Tratto dal romanzo "Il fasciocomunista" di Antonio Pennacchi: "vita scriteriata di Accio Benassi", dodicenne ex seminarista che torna a Latina per scontrarsi con la famiglia, l'amore, la politica, gli anni settanta. E' lui il protagonista di una vicenda che trova negli anni di piombo solo un background fertile dove far crescere la personalità travagliata di un antieroe fragile, solitario, malinconico. Al di là della polemica circa le libertà che Luchetti si sarebbe concesso nella rilettura dell’originale, il film offre uno spaccato degnissimo dell’estremismo politico che si respirava allora, senza sostanzialmente prendere posizione in merito, accentuandone però tutta la carica negativa che ne condiziona gli interpreti, ma non ne fa motore del film, il cui principale iter gravita intorno al percorso di formazione del suo primattore. Bravo Scamarcio, che per una volta taglia solo di sbieco il ruolo di belloccio per dargli una sostanza più compiuta, bravissima la Finocchiaro, ma Elio Germano ruba la scena a tutti con una prova di assoluto valore. Di Rino Gaetano solo il titolo, precisazione segnalata nei credits. Nota di merito per la selezione musicale. Una delle cose migliori uscite dalla produzione nazionale dell’ultima decade. Imperdibile.

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categoria:cinema
domenica, 08 aprile 2007
300
300Adattamento cinematografico dell'omonimo fumetto di Frank Miller, da cui mutua sia la veste che le libertà letterarie, una rivisitazione romanzata dei fatti che ne conserva la sostanza e ne accentua l'estetica, senza alcuna pretesa di credibilità o di verosimiglianza storica, ma una vena sanguinaria di impatto notevole, che regala più di qualche brano di potenza inaudita. La fedeltà all'opera originale è pressochè pedissequa e non scontenterà gli appassionati: per chi non ne fosse particolarmente edotto, è un approccio che carica di enfasi e retorica, in modo libero e totale, protagonisti e vicende. Indiscutibilmente affascinante, punta molto sulla messa in scena e la solennità dei dialoghi: vince per una dimensione epica che raramente si è vista così convicente in film analoghi del periodo recente, ma ne fa sicuramente uso eccessivo, financo quasi barocco. Da godere la riuscita commistione tra fumetto e pellicola, come già fu per l'oscuro "Sin City". Punto suppletivo per i titoli di coda. Merita un gettone, e da spendersi in sala.

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categoria:cinema
domenica, 11 febbraio 2007
inlandempire

David Lynch è un regista che di compromessi ne ha sempre offerti pochissimi, con “Inland Empire” decide di tagliare anche i residui. Un lustro dopo “Mulholland Drive” esce il paradigma di tutto il suo Cinema, l’epitome delle sue nevrosi, il breviario della sua poetica. Chiama a raccolta un paio dei suoi aficionados e si regala centottanta minuti di monologo patologico, che allo spettatore stavolta concede nulla: neanche il disturbante “Eraserhead”, il clamoroso capolavoro suo lungo d’esordio se ne infischiava in modo così sfrontato delle esigenze della platea, spesso incapace di venire incontro alla sua disastrata dialettica. Qui c’è tutto il Lynch dei vostri incubi: non uno, non due, tre e più dimensioni narrative, libere associazioni, sogno e realtà, cinema. Metacinema.
I suoi appassionati esegeti avranno di che goderne, nel tentativo di far quadrare il cerchio di una matassa all’apparenza insolubile, un’operazione del tutto secondaria in occasione di pellicole come questa, flusso fuori controllo e non puzzle in cerca di composizione.
Un film incosciente, ammorbante, pesantissimo e impegnativo come nessun altro del suo stesso autore. Coraggioso come sempre, più di sempre, nella sua dedizione devota volta ad assecondare la vertigine tutta dei suoi demoni. Non si scende a patti, mai, quando c’è un mondo incontrollabile da spiegare, con buona pace di chi, al di qua dello specchio, non potrà mai ghermirne la quintessenza. Specialità esclusiva per i cultori del regista più malato del pianeta. Astenersi tutti gli altri.
Ma proprio tutti.

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categoria:cinema
mercoledì, 07 febbraio 2007
artedelsognoOrfano della penna di Kaufman, Michael Gondry libera tutto il suo talento da videoclip per esaltare il valore scenografico del suo ultimo lavoro: un film entro i cui precari confini sogno e realtà non trovano mai equilibrio, ma si impastano a totale discrezione delle voluttuose nevrosi del suo protagonista, inconsciamente asservito alla sua titubante indole schiva. Il finale interlocutorio non tradisce una compiutezza di plot assai più riuscita del suo illustre predecessore, e la panoramica totale offre scorci di suggestione inopinabile. Peccato sia sovraccarico delle sue stesse immaginazioni, e non ne risparmi le visioni che da ghiotte si fanno stucchevoli quando il film incalza e inizia a piacersi proprio tanto. L'Arte del Sogno non vale Eternal Sunshine: benchè film come questi li si debba sentire dentro e sia sempre improbabile che assecondino un target di pubblico omogeneo, il fu capolavoro di Gondry era assai più libero a livello di intreccio, e pur avvalendosi di un escamotage narrativo artificioso ne sfilava le trame senza spartito, così come i suoi protagonisti viveva del momento senza programmarne gli sviluppi. Scontato inoltre che un cast di livello superiore ne abbia rappresentato un notevole surplus. Era troppo difficile fare di meglio o fare altrettanto, ma un film come questo resta un raro esempio di espressione libera, indiscutibilmente da non perdere.

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categoria:cinema, life
martedì, 16 gennaio 2007
donnie7b
Dov'è Donnie? Nel tunnel contorto e sfilacciato della
sua mente: vita e opere di un ragazzo qualunque e del
suo amico speciale. Destino, morte, amore, tempo,
opportunità, famiglia, istituzioni, sogni, si accomodi
chi ha voglia di trovare la falla scoperta del nostro ed
eventuali altri universi nello scafo adamantino di questa
questa cosa qui, uscita dal nulla e approdata sulla ribalta
dello scenario cinefilo mondiale alla distanza, come
un diesel, con la prepotenza e la sfrontatezza dei
predestinati, con la pazienza e la saggezza dei giusti.
E qui non c'è solo una copertura a tappeto del reale,
ma una commistione di registri e generi messa su con
una padronanza che impedisce l'isolamento a un target
preciso di pubblico, ma ne fa prodotto indirizzato
a chiunque sia privo di vincoli culturali da poterne
godere lo spirito libero, la leggerezza dell'approccio,
il puzzle perverso, il finale romantico. Una roba di una
bellezza notevole, questa è la pietra grezza senza un
perchè, c'è tanto di quel cervello e così poco hype
intorno da farne oggetto di culto inconsapevole prima
ancora di uscire nelle sale. Un film schifosamente,
meravigliosamente anni 80. Zemeckis meets Lynch,
il film d'Autore per tutti: quello che AI avrebbe potuto
essere se Spielberg  fosse stato meno soggetto alla
memoria di Kubrick. Come si dice capolavoro?
Fate, up against your will.


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categoria:cinema
domenica, 07 gennaio 2007
eternalsunshine
Il desiderio di cancellare un passato doloroso trova
risposta in una pericolosa manipolazione cerebrale.
Una combinazione di protagonisti davvero riuscita
lascia terra bruciata intorno a sé e domina due ore
scarse di puro delirio metafisico, al servizio di un
soggetto tanto semplice e diretto: l'impossibile che
diventa possibile, con una messa in scena dal fascino
perverso. E' questo l'ultimo farneticante joint, come
direbbe Spike Lee, desunto dallo script di Kaufman,
un Autore con la "a" maiuscola che parla da sempre
la sua lingua, senza probabilmente fornirci gli
strumenti per comprenderla, ma con la costante,
affascinante trama di idee che automaticamente
sgorgano da una delle ultime menti creative partorite
dallo star system: stavolta nelle mani di Michael
Gondry, che alterna a Spike Jonze quale destinatario
privilegiato dei suoi lavori. Bello? Bellissimo.
Riuscito? Manco un po', e sarebbe sorprendente se
un flusso di coscienza così scollacciato e irrispettoso
delle logiche dello spettatore medio lo fosse, Kaufman
non ha un cervello al servizio del Cinema, si serve del
Cinema per dare voce al suo cervello. Impara l'arte
e mettila da parte: Kaufman ha preso il talento e gli
ha tolto le briglie. Che piaccia o no, questa è poesia.


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categoria:cinema
mercoledì, 27 dicembre 2006

"Il cinema di Tony Scott è fatto di certezze."

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categoria:cinema, quotes