Nel flash a destra, perché il Grillo non giocherà mai in serie A. Una stagione in pillole: le gambe di Flavio che difendono sui piccoli di C2, il no look del Grillo a Matteo Brunetti contro il CUS, Antonio che in pressing sul portatore è già pronto per il piazzato, Alì a testa bassa (sempre), Jacopo che in doppio giro dorsale si appitona al difensore e sigilla contro Ponsacco, “Lebron contro Detroit indifendibile”, “Perché non c’ero io” (Grillo), Alì che evapora a metà allenamento del mercoledì, Jacopo on fire contro il CUS a Pisa, la sventola di Flavio all’incrocio dei pali al Palallende, i semiganci di Luca a centroarea, la difesa tignosa che a Calcinaia incassa il contropiede da rimessa dal fondo, le fiammate dal perimetro contro Valdera a Capannoli, la triangle offense di Vasco, i ribaltamenti contro la zona (ribaltamenti?), i richiami atletici in sei a Natale al Cosmelli, Baratta e Bernardini uno contro l’altro alle Lambruschini e soprattutto REEEEEEECE GAAAAAAAINES! Grazie a tutti, è stato bello come sempre.






Sarebbe stato bello dieci anni fa suggerire a David Stern che nel giro di due lustri un canadese bianco sotto il metro e novanta avrebbe viaggiato in corsia di sorpasso per vincere il terzo Podoloff in fila. E neanche lui, quando lasciò il deserto dell'Arizona, avrebbe mai immaginato, proprio di ritorno a Phoenix, una ribalta tanto brillante. Discutere della legittimità di un riconoscimento simile è dialettica sterile, così come lo è cercare di trovargli la giusta collocazione tra i grandi playmaker della storia del gioco: ad oggi nella lega almeno dieci atleti possono orgogliosamente fregiarsi di poter essere considerati cestisti migliori di lui. Quel che è certo è che un premio del genere non arriva per caso, e le possibilità che Steve Nash vinca anche quest'anno sono oggettivamente alte. Ha portato una squadra di medio livello a contendersi il titolo, migliora il rendimento dei compagni, ha punti nelle mani come nessun altro riesca a smazzare un simile numero di assistenze. Non c'è premio che valga a consacrarlo più di quanto il campo abbia già fatto. Resta la stranita ammirazione per chi riesca a ritoccare percentuali già superbe a quasi trentatrè anni di età e con una squadra che ha visto il suo organico indebolirsi nelle ultime tre stagioni. Non rimane che l'anello: ed è questa, più dell'unanime consenso, la sfida che gli resta.